Riflessioni...

3 Marzo 2021

La corsa all’autosufficienza Ue, tra cibo e vaccini.

Autarchia, ovvero bastare a se stessi per raggiungere la felicità. Filosoficamente una parola splendida che calata nella realtà economica ha assunto un valore negativo. Sinonimo di chiusura, di regimi totalitari.  Il sovranismo è una evoluzione più soft nella forma, la sostanza cambia poco. Ma la pandemia ha ribaltato anche il sentire delle politiche economiche. La paura di non poter soddisfare i bisogni primari, come il cibo, ha convinto l’Unione europea a mettere in cantiere un piano finalizzato a conquistare l’autosufficienza alimentare. E’ stata lanciata nei giorni scorsi una consultazione pubblica per raccogliere contributi dagli operatori, ma anche dalle autorità e dai cittadini. La questione non è così pressante come quella dei vaccini anti Covid, ma viaggia in parallelo. La consapevolezza acquisita è che bisogna essere in grado, in tempi brevi, di rispondere alla richiesta di medicine e di cibo. E occorre farlo nel quadro di una strategia condivisa da tutti gli stati membri. Sui vaccini l’Europa ha trovato una linea comune, pur se tra le tante criticità e qualche intemperanza. Per l’alimentare per anni il mantra è stato “globalizzazione”. Un sentire che arriva da lontano, da quando si ironizzava sull’Europa che questionava sul calibro dei cetrioli o sul diametro delle vongole.  Sembrava che lo sviluppo dovesse far rima solo con industrializzazione. Poi è arrivata l’emergenza sanitaria a scombinare le carte.  La necessità di chiudere le frontiere per tener lontano il virus, i cambiamenti delle domande, la difficoltà nel reperire la manodopera hanno delineato un quadro nuovo. Che richiede nuovi approcci. E allora i Paesi hanno maturato la consapevolezza che nulla poteva essere dato per scontato. A partire dalla sicurezza alimentare intesa come capacità di garantire prodotti sufficienti in termini di qualità e quantità ai cittadini europei. Bruxelles si è così convinta della necessità di un piano di emergenza per affrontare future (potenziali) crisi. L’impatto del Covid-19 è stato devastante e ha mostrato il Re in tutta la sua nudità. E allora pur non rinunciando a principi come integrazione, cooperazione, commercio mondiale (dopo una lunga fase sonnolenta il Wto, con l’arrivo di Ngozi Okonjo-Iweala, prima direttrice generale dell’Organizzazione mondiale del Commercio, potrebbe riprendere vivacità) la Ue imbocca la nuova strada dell’autosufficienza. Che non significa chiusura con il resto del mondo. Bruxelles infatti mentre pensa al modo migliore per sganciarsi dalla dipendenze dai paesi terzi procede con gli accordi commerciali bilaterali con Giappone, Cina, Singapore e altri perché comunque la globalizzazione non si arresta.  Ma senza cedere il controllo di settori come l’agroalimentare e il farmaceutico sui quali si gioca non solo lo sviluppo economico, ma anche e soprattutto la pace sociale. Che un virus, che spunta all’improvviso, può scardinare. Come in una guerra.

Contattaci e se vuoi restare aggiornato con le novità Divulga? Inserisci qui la tua email.
Contattaci

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi