Riflessioni...

15 Aprile 2021

Insicurezza alimentare acuta

L’ennesimo allarme è stato lanciato dalla Fao e interessa i paesi più poveri del mondo dove conflitti e pandemia creano un cocktail micidiale. Croniche emergenze che, combinate al Covid-19, hanno dato il colpo di grazia a popolazioni già stremate da ogni tipo di catastrofe. Una realtà sfumata, lontana dall’opulento mondo occidentale alle prese con la lotta allo spreco alimentare. Eppure il virus ha messo in discussione molte di quelle che sembravano conquiste acquisite e consolidate. Il diritto alle medicine e al cibo, per esempio, e non nell’affamato Sudan, ma nella ricca Europa. Finora la vaccinazione (antinfluenzale, ma anche tutta una serie di  altri antidoti)  ha rappresentato una banale pratica da risolvere in pochi minuti. Un anno e tutto è cambiato. L’Italia, ma non solo, ha sperimentato cosa significa dipendere da altri Paesi per mettere in sicurezza i propri cittadini. Ritardi che sono costati vite umane. Il non aver adeguatamente ponderato l’importanza degli investimenti nella farmaceutica ha presentato un conto pesantissimo. Ripartire è possibile, ma impossibile recuperare il tempo perduto. E così continua la questua dei vaccini. Certo questa lezione non potrà non lasciare il segno. Si sta infatti organizzando la ristrutturazione delle industrie farmaceutiche per attrezzarle a fornire vaccini sicuri e in quantità necessarie. E cancellare così un errore gravissimo. Lo stesso che ha portato per anni a considerare l’agricoltura e l’industria alimentare settori “maturi” e dunque da lasciare alla cura dei Paesi meno sviluppati. Il mondo agricolo nonostante tutto ha tenuto e oggi il miracolo è compiuto. Nel nostro Paese, e anche in Europa, il cibo c’è e, per ora, non si teme alcun contraccolpo. Ma se avessero vinto i falchi che esaltavano solo le commodity e che vedevano l’agricoltura italiana assolutamente fuorigioco, forse oggi, non certo con la stessa drammaticità dei vaccini, qualche problema in più lo avremmo però avvertito. Se l’annuncio un anno fa del lockdown ha fatto scattare le file ai supermercati come accaduto anche davanti l’ipotesi di nuove chiusure, cosa sarebbe potuto accadere se i cittadini avessero trovato gli scaffali sguarniti? E non è fanta- economia. Con le frontiere chiuse e le difficoltà di approvvigionamenti sui mercati esteri  il rischio  di tenuta sociale sarebbe stato concreto. Quella che solo un anno fa poteva sembrare un’ipotesi assurda oggi è una realtà da affrontare. Mantenere un’autosufficienza alimentare è un dato acquisito. Anche se con grave ritardi lo ha capito pure l’Europa. L’alternativa di cedere il passo alle multinazionali che fino a qualche anno fa era vista come una scelta funzionale per dirottare le risorse altrove solleticava molti soloni. Se l’agricoltura ha resistito (resilienza è la nuova parola d’ordine) lo si deve solo alla tenacia degli operatori e anche a una Politica agricola comune che ha dovuto combattere contro i  ripetuti tentativi di attacco di un’Europa a trazione nordica. I sostegni all’agricoltura erano demonizzati anche sull’onda di una politica globale (firmata Usa) che non perdeva occasione per sferrare ripetuti attacchi all’assistenzialismo europeo agli agricoltori. Salvo poi cambiare rotta proprio in questi ultimi anni e soprattutto sotto l’effetto Covid. Tanto da portare il nuovo presidente Usa, Joe Biden, a proclamare addirittura una giornata dell’agricoltura. Oltre naturalmente alla pioggia di aiuti per i farmers. A tutti è chiaro che l’impennata del petrolio manda in tilt i sistemi produttivi mondiali, ma lo sprint delle quotazioni di mais, grano e soia può fare di più, attentando alla sicurezza dei popoli. Nucleare? La potenza dei popoli  in un futuro non troppo lontano potrebbe non giocarsi più sull’atomo, ma su “cibo” e “vaccini” .   

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