Riflessioni...

18 Febbraio 2021

Cosa resterà di questa pandemia?

In una immaginaria fotografia sbiadita di questi anni certamente spiccheranno camici, terapie intensive, dad, un mondo che mai avremmo pensato di dover condividere quotidianamente. Ma resterà sicuramente anche qualcosa della rivoluzione delle nostre vite, dei rapporti sociali, e anche del modo di vivere la tavola. A un anno dall’inizio della pandemia che ha stravolto il mondo, si registra sicuramente un cambio di passo anche nel consumo di cibo. Musica, balconi e fornelli sono la faccia allegra di un anno da dimenticare. La voglia di prodotti salutari, quasi a voler esorcizzare il virus, la noia delle lunghe giornate di segregazione e comunque le tante ore trascorse davanti alla Tv, dove i cuochi e le ricette sono sempre super gettonati, hanno contribuito alla riscoperta della cucina, uno spazio che negli ultimi anni si era notevolmente ristretto e spesso relegato a “un angolo”. Il Covid-19 ha riacceso forni e impastatrici. E’ stato un trionfo di pizze, paste, dolci, rustici e biscotti tutti rigorosamente fatti in casa. Quanto il cibo sia fondamentale per i cittadini è stato subito chiaro. A poche ore dall’annuncio della chiusura generale di tutte le attività commerciali (pub, ristoranti, bar, parrucchieri, negozi, alberghi) è scattata la corsa agli approvvigionamenti a testimonianza di una forte paura dei cittadini di restare senza uno dei beni primari per eccellenza: il cibo. Lunghe file ai supermercati, ma anche ai negozi di vicinato che negli ultimi anni, laddove sono riusciti a resistere, hanno comunque vivacchiato. E anche gli scaffali sono stati il termometro del cambio di passo. L’assalto alle confezioni di farina, il primo prodotto a segnare il tutto esaurito in poche ore (quasi come l’alcol) è stato il segnale di quello che poi è diventata un’abitudine. Boom per le uova e per tutti gli ingredienti di lasagne e pizze rustiche. Ritorno anche a frutta e verdure, carni fresche, latte, pasta e riso.

Soprattutto nei tre mesi di lockdown totale, giovani e meno giovani, donne e uomini, si sono fatti tentare dal fai da te ai fornelli. Lo smart working ha fatto il resto. A cominciare dalla colazione sempre più consumata al bar. Le famiglie italiane, ma anche i single, sono ritornati alla tradizionale tazza di caffe e latte con ciambelloni e biscottini casalinghi. E poi gnocchi, polenta e fettuccine. Una riscoperta anche dei pranzi in casa pur se “ristretti” e dei piatti della tradizione. Certo le successive aperture sono state accolte da un liberatorio “tutti al ristorante o alla pizzeria” con tanto di assembramenti e ri-chiusure, ma forse del Covid-19 qualcosa del cambio radicale, quando l’emergenza sarà un ricordo, forse resterà. E non è un caso se le società immobiliari segnalano i nuovi orientamenti dei (pochi) fortunati che stanno acquistando case: più camere, cucina e se possibile spazi verdi, giardini e balconi (la terrazza resta un lusso per pochi). Perché un’altra eredità che lascia questo periodo è la riscoperta anche delle piante e dei fiori. Molti si sono rifugiati nella cura di un angolo di verde per allentare la tristezza di giornate blindate. Insomma, pizza e fiori anche per curare l’anima.

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